Oggi è il giorno del vice capitano, Samuele Emiliano. Un nome particolare, tipico di famiglia.
I miei genitori hanno utilizzato nomi molto significativi, mia sorella si chiama Klizia.
E dal nome sembri una persona interessante…come l’arte che ti piace rappresentare sui quadri peraltro già esposti in alcuni punti della città termale tra cui, per esempio, nella casa di riposo “Il Platano”.
Un giorno di metà estate, proprio con l’arrivo ad Acqui, sentivo dentro me un qualcosa di nuovo e che mi potesse accompagnare nelle ore fuori dal campo. Una mattina ho comprato una tela e ho iniziato a dipingere con un pennello ma il risultato è stato pessimo. Poi, ho riprovato con quadri sempre più accattivanti fino ad arrivare a trovare la mia identità nell’arte contemporanea.

Dall’hobby alla passione per il calcio, il sogno in campo?
Vincere due campionati ed arrivare in B. Ad oggi posso dare di più e vorrei dimostrarlo sul campo, vivo per dare il massimo per essere contento con me stesso e con gli altri, soprattutto per rendere felice la mia famiglia.
Come la vivono tua moglie e tua figlia?
Erika è una “Santa”, la ringrazio per tutti i giorni che sopporta la mia testa “calda”, Sofia è tutto per me, anche se ha solo 3 anni vorrei farle capire che la vita ha mille sfaccettature, si può chiudere anche un “portone” ma se una persona è determinata può trovare una nuova strada.

Un pensiero che denota maturità ed in effetti da un mese e qualche giorno ha compiuto 30 anni, un traguardo importante. Immagino che tu ti riferisca, però, al quello sfumato nel Torino…raccontaci com’è andata?
Nel 2003 c’è stato l’esordio in serie B nel Torino. Giocavo nel settore primavera ed ho vissuto delle situazioni belle, che ti fanno sognare: sono stato in ritiro con la Prima Squadra, poi tutto il campionato al fianco di colleghi ancora oggi tra i migliori in campo. Ero solo all’inizio ed a 19 anni è già un traguardo, come dici. Poi, grazie alla squadra torinese ho giocato in diverse realtà di serie C1 e C2 fino ad arrivare al fatidico 2005, ad un passo dalla serie A.
Era l’anno di mister Arrigoni ed i Granata erano pronti per giocare nella massima serie.
Proprio lui mi scelse nella rosa dei giocatori emergenti, esattamente dei migliori “7” ed allora dissi “me la gioco”.
E poi invece il “Toro” qualche settimana dopo, risulta “non idoneo all’iscrizione del campionato suddetto” e come ciliegina sulla torta, arriva pure un problema fisico con lo stiramento ad una gamba. Ed allora non ti rimane che giocare nella serie C…
Dopo 11 anni di vero calcio ho vissuto a fondo la serie C in tutte le sue forme nel nord Italia, un passaggio per me e non un traguardo.

Dunque, come dici a tua figlia, determinazione e poi arriva la strada giusta. L’Acqui ha fatto il suo ingresso in serie D, la quarta serie del calcio italiano, che cosa ne pensi?
La Prima Squadra dell’Acqui Calcio 1911 è in continua evoluzione e costruendo un legame fort… possiamo farcela.
E’ insolito vedere un giocatore con una barba così lunga, i grandi uomini del passato erano sempre forniti di una lunga barba e qualcuno dice che la barba colta rappresenta il vero onore umano, da cosa nasce questa tua “voglia” di barba?
L’ho sempre avuta e sono rare le mie foto senza…fa parte della mia personalità con un pizzico di scaramanzia soprattutto in questa stagione nei Bianchi.
Ed allora ci auguriamo tutti che il tuo sogno si possa avverare come quando eri ad Aosta.
Una bella immagine: aver vinto con la fascia di capitano il campionato in D con la Valleé d’Aoste è stato fantastico!!!

A cura di Giancarlo Perazzi

Commenti

0