Esattamente tra un mese e un giorno compie 30 anni. Si chiama Roberto Aquaro ed è nato a Martina Franca, località pugliese che sorge sulle propaggini meridionali della Murgia, dove ha sempre vissuto con la propria famiglia. E partiamo proprio da qui, dagli affetti cari. “Mi manca molto la famiglia e ogni estate torno a Martène come si dice da noi, in dialetto martinese. Per me il calcio rappresenta un lavoro, dunque un sacrificio quotidiano, lontano dagli amici veri, da mio fratello che rappresenta per me un vero padre“.

Allora cosa c’è qui in Piemonte che non trovi a Martina? “La tranquillità. Acqui Terme è una cittadina graziosa che vorrei vivere meglio” In che senso? “Sono pigro, mi piace stare in albergo durante il riposo a guardare i programmi di cucina ed ascoltare James Blunt, Emma e i Passenger“. Dalle influenze americane alla sensibilità musicale scandinava, insomma musica a 360 gradi. Mi dicono che ti piace curare il verde di casa, quando sei giù? “E’ vero, quando finisce il campionato svolgo l’attività di giardinaggio, sono un Pollice verde“. In albergo che combini? “Siamo una squadra anche fuori dal campo, mi piace giocare a carte con gli altri ragazzi. Questo lo vedo, dal servizio su Sky a quando vi accompagno anche in trasferta, tornei di carte ovunque!

Nella vita calcistica sei un “testone”, hai segnato sempre goal di testa, raccontami la tua prima rete. “Giocavo nella squadra pugliese del Locorotondo, in prestito dal Bari. Era l’esordio in serie D tra negli anni 2000 e a San Giuseppe Vesuviano segnai il mio primo goal di testa, ed ora siamo a cento con quello a Chieri” . 100 goal? Complimenti, allora siamo a 101 visto l’ultima rete a Borgosesia che ha regalato il pareggio all’Acqui. “E’ sempre la squadra che vince, pareggia o perde e non il singolo, c’è sempre una componente di fortuna e poi…essere al posto giusto, al momento giusto!”. Una scossa positiva visto il momento delicato che stiamo vivendo? “Sono consapevole di chi siamo e cosa vogliamo, realista delle nostre possibilità”.

Roberto, fin da piccolo vivi per il calcio e hai speso la tua infanzia nelle file del Bari e la tua Prima Squadra è stata la “Red Boys” di Martina Franca all’età di 5 anni e poi, una vita in trasferta. “Ho viaggiato per tutta l’Italia utilizzando parte del mio tempo per le trasferte lungo fino a 4 ore. Ricordo la prima avventura in una squadra del Nord a Trento, un viaggio di 10 ore per arrivare in città sotto una pioggia torrenziale e le prime parole furono: ma chi me lo ha fatto fatto fare!!!“. Un po’ come quel film “Benvenuti al Nord”. Invece, l’esperienza più bella qual’è stata? “In Turchia, alle Universiadi di Smirne dell’estate 2005: avere vinto la medaglia d’argento con giocatori ora in seria A, un onore. Poi ricordo la partita di Coppa Italia contro la Juventus nel 2006 quando giocavo nel Martina Franca“.

Il “sogno nel cassetto” è di vivere una stagione importante nelle file dell’Acqui. Lui non lo vuole dire e rispetto la sua decisione ma il suo vero sogno è vincere… Ed in effetti a mille chilometri di distanza dalla sua Puglia, dopo anni di sacrifici e una vita perenne in trasferta, il più bel regalo della sua vita potrebbe arrivare a trent’anni!

A cura di Giancarlo Perazzi

Commenti

0