Domenica scorsa l’Acqui ha vinto ma con un solo goal di differenza, tutto per colpa di un calcio di rigore concesso alla squadra avversaria. Nonostante Paolo Corradino sia stato bravo a parare di prima battuta, la palla è finita in rete ma il risultato finale è quello che conta e tu di parate ne hai fatte tante ed in modo eccellente.

Nato in Sicilia per puro caso, vivi in Piemonte da sempre. Raccontami il tuo viaggio dalla provincia di Messina al territorio astigiano.
Una nascita casuale a Mistretta, luogo di vacanza estiva dei miei genitori e di visita ai parenti siciliani e poi subito il ritorno a Villafranca d’Asti, una città di 2 mila abitanti in cui vivo da 28 anni.
E da qui inizia la storia con il pallone da calcio.
Esatto, ho iniziato nei pulcini di Villafranca per giocare al Don Bosco nel primo anno da “esordiente” e per proseguire nel Torino al secondo anno fino ad arrivare nei giovani del “Primavera”.
Siamo a fine 2004 ed arrivi nella Juniores “in aggregato” alla prima squadra ed hai vissuto gli spareggi ai Playoff contro il Perugia e l’arrivo in serie A, senza mai vederla per un Torino “non idoneo all’iscrizione”. Un sogno infranto anche per te ma l’anno successivo riparti dalla serie D con l’Alessandria. Un anno poco significativo?
Seppure titolare ed un esordio in D, non è stato l’anno delle soddisfazioni. Troppe pressioni non facili da gestire in una “piazza” calda che mi ha portato a smettere del 2006 con il ritorno a Villafranca sia come città sia come squadra ma con un ruolo diverso. Scelsi di giocare nel gruppo sportivo del Paese come attaccante nel campionato di prima categoria.

A 20 anni non deve essere stato facile mollare tutto ma ti è servito per riflettere e ripartire…alla grande!!!
Nell’agosto del 2007 mio padre, che ha fatto tanti sacrifici per farmi giocare, mi convinse ad andare a giocare nel Benevento, iscritta al campionato C2. Dopo la settimana di prova, mi sono fermato con un nuovo percorso a 800 chilometri da casa giocando con la Beretti, in porta. Nella stagione 2008-2009 faccio il mio esordio in C1 e per un pelo non arriviamo in serie B. L’ultima partita di quell’anno era la finale contro il Crotone per l’accesso alla grande sogno, in parte già realizzato con una decina di presenze in questa categoria a 23 anni.
Dopo 5 anni al Benevento calcio ritorni praticamente a casa, nell’Asti di serie D.
Con 21 presenze e la salvezza conquistata è stato un anno bellissimo e soprattutto con un ruolo da titolare riconosciuto da tutti in campo che mi ha trasmesso una certa sicurezza. L’anno successivo, sempre in serie D arrivammo ottavi. E poi sono arrivato ad Acqui ad ottobre.
E dopo la tua decima presenza come ti senti in squadra con il ruolo di titolare?
Il nostro è ruolo delicato, devi apprendere fin da subito il ritmo partita e conoscere le misure della porta. Non c’è un primo o secondo portiere, si tratta di fiducia e conta molto umiltà con dei ruoli ben precisi.

Dopo la C e la D sogni qualcosa più in alto?
Di arrivare più in alto possibile…sogno la serie A.
E nella vita? Avere una bella famiglia, un qualsiasi lavoro sicuro andrebbe bene e vorrei laurearmi all’Isef.
La famiglia che hai ora cosa dice? Tuo padre sarà contento dei risultati degli ultimi anni.
Credo che possa essere soddisfatto. Devo dire grazie a lui se sono arrivato fin qui. E poi c’è mia madre, che mi aspetta sempre a casa con supercene dopo le partite.
E poi c’è la ragazza che ti aspetta a Benevento, quando puoi. Il tuo hobby preferito?
Quello sportivo, a 360 gradi. Prediligo la palestra. Pratico la pesca subacquea e non manca la musica suonando la chitarra.
Che cosa ti piace suonare e cosa ascolti?
La musica preferita è quella italiana e mi piace ascoltare Pino Daniele, re del blues italiano. A lui vorrei dedicare la nostra vittoria di domenica scorsa.

A cura di Giancarlo Perazzi

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