Caro Mattia De Stefano, fin da subito mi ha colpito un pensiero che porti sempre con te: “se un sogno ha coì tanti ostacoli significa che è quello giusto”, una frase intrinseca di valori e che racchiude un pezzo della tua vita?
Era scritta nella pagina di copertina di un libro che racconta i problemi della vita ed il modo con cui devi affrontarli, anche quando la famiglia, la fidanzata o i genitori non possono aiutarti a risolverli. Ho iniziato a leggere questo libro due anni fa e sul finire delle pagine, l’anno scorso, è mancata una figura per me fondamentale nella vita legata al gioco del pallone. Una persona che, all’età di quattro anni, mi regalò le mie prime scarpe da calcio, tutte nere.
Ed il tatuaggio che hai sulla gamba porta con te la sua figura…E così hai intrapreso la lettura?
Esatto anche se non prediligo un genere in particolare, leggo dalla commedia al thriller.
e ti piace viaggiare…dove vorresti arrivare?
Vorrei andare nella capitale spagnola per vedere un match esclusivo tra Real Madrid e Torino, la mia squadra del cuore. Poi farei un bel viaggetto a New York, da sempre una metropoli che mi incuriosisce ed infine vorrei arrivare a Londra, magari per giocare in un club inglese.

Dunque, a 4 anni inizi a dare i primi calci, bei ricordi?
La mia prima squadra era il Gabetto Calcio di Orbassano, poi sono passato al Torino dove ho giocato durante tutto il periodo delle giovanili.
Il ricordo più bello è stato nell’ultimo anno di Primavera al Toro. Ad ogni partita indossavo una maglietta con un significato particolare sotto la maglia ufficiale, stessa cosa poi l’anno dopo al Pavia. Forse per scaramanzia…

Ed è servito perché sei approdato, a soli 19 anni, in serie C con oltre 15 presenze nella prima stagione e poi nei 5 anni successivi hai conosciuto il grande calcio tra C1 e C2…
Una bella esperienza, soprattutto al fianco di Benny Carbone, ora ex calciatore ed allenatore di squadre di serie A e B. Dalla mia partecipazione ai gironi del Sud dove il tifo non manca mai a quelli “più tecnici” del Nord: Pavia, Valenzana, Foglino….
Dopo sei stato tre anni all’Asti. Quale l’anno più bello nella formazione dei “Galletti”?
Sicuramente il secondo quando abbiamo lottato per la salvezza dove si vedeva un gruppo compatto con l’unico obiettivo rimasto.

Ora molte squadre forti presenti l’anno scorso in serie C, anche a causa dell’unificazione della Prima e Seconda divisione, sono scese di un gradino. Cosa ne pensi di questa serie D?
Per la prima volta nella storia del calcio italiano ci troviamo in un campionato diverso, molto equilibrato, dove ogni partita va giocata al massimo. Domenica è stata una grande partita contro la prima in classifica che alla fine ha meritato di vincere.
Tu, come sei andato?
Quando entro in campo sono sempre combattivo e lo sono sempre stato sin dall’inizio della mia carriera grazie all’insegnamento che ho avuto dal Torino. Quello che faccio è frutto del lavoro di questi anni.
E nella vita?
Vivo molto alla giornata e, nonostante i miei 28 anni, mi mancano gli amici di Bruino.
Ed ora sei ad Acqui, non molto lontano dalla tua vera casa.
Sono soddisfatto della città che mi ospita anche se qui ho solo un obiettivo.

A cura di Giancarlo Perazzi

Commenti

0