Oggi intervistiamo il Capitano, uno dei baluardi all’Acqui Calcio. Marcello partiamo da qui, dal tuo ruolo. L’Acqui è una della società più importanti a livello dilettantistico nel Nord Italia, una della più antiche, un luogo dove condividere emozioni e rappresentare questa squadra in campo mi onora.

Essere capitano o un normale giocatore, quale la differenza? In realtà non mi sono mai posto la differenza. Sicuramente fa piacere essere capitano ma quello che faccio e quello che dico, lo faccio a prescindere e mi gratifica. Ho sempre aiutato i compagni fin da piccolo.

Ed allora partiamo dai primi calci… All’età di 5 anni ho iniziato ad Ovada fino alla categoria Esordienti. Ricordo peraltro un breve passaggio all’Acqui in quel periodo e poi ho fatto le giovanili all’Inter.

E lì sono nate le prime e vere opportunità in una grande squadra con tanti ricordi. Affronti una realtà diversa, in una grande città, con tornei in giro per l’Italia e in Europa, come quello a Barcellona il Maestrelli in Toscana. Ma l’emozione più bella è stato aver vinto il campionato Allievi.

Poi sei tornato nel territorio della Provincia di Alessandria, a giocare proprio nel capoluogo per quattro anni in prima squadra ed in Beretti. La prima volta in Prima Squadra è stata favolosa con giocatori importanti ma poi il crack all’Alessandria mi ha portato al Casale, a militare nel campionato interregionale e poi, dalla serie D alla serie C2, sono cresciuto molto.

Come hai vissuto gli anni successivi tra Canavese, Voghera e Arenzano? Quel periodo mi ha dato la possibilità di maturare di diventare giocatore. Alla Canavese ho vinto il campionato in serie D e poi siamo andati in C, a Voghera ho messo per la prima volta la fascia da capitano a 24 anni. In Liguria ho giocato sempre in D ed ho potuto conoscere alcuni giocatori, ora carissimi amici.

Una bella responsabilità ma soprattutto una bella emozione diventare capitano: portare avanti un gruppo non è da tutti. E poi, dopo una stagione all’Asti, sei arrivato all’Acqui, speriamo che le tue vittorie siano di buon auspicio per il prossimo campionato. Come vedi la tua squadra ora, rispetto all’inizio della stagione? In crescita e che sta iniziando a mettere delle basi con un gruppo coeso. Abbiamo iniziato al meglio ma il calcio riserva delle sorprese: sono cambiati gli obiettivi ma non il lavoro, lo stesso di sempre.

Domenica i Bianchi hanno dato il massimo contro la Prosettimo e spiace a tutti il finale di partita. Tu hai assistito da fuori e cosa ne pensi del risultato? Avremmo meritato qualcosa di diverso, episodi come quelli successi in campo domenica non sono allenabili e si può fare ben poco.

Il tuo sogno da calciatore? Il mio sogno è sempre stato solo uno fin da bambino: fare il calciatore. Ma se vogliamo dirla tutta vorrei vincere un campionato, qui ad Acqui.

Il sogno della vita? Mi piacerebbe viaggiare il mondo.

Concludiamo con i tuoi Hobby tra musica, libri, macchine, ecc. Cosa preferisci? Amo la lettura, in questi giorni sono occupato con “i tre giorni di Pompei” ma il top sono triller e gialli. Infine prediligo la musica italiana in particolare ascolto numerosi cantautori.

 

A cura di Giancarlo Perazzi

 

Commenti

0